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Nel
territorio di Raviscanina scorre il Volturno, che,
attraversando per circa 4 chilometri la pianura, offre una
buona accessibilità alle proprie rive ed è
caratterizzato da una discreta portata d'acqua e da una
grande varietà di specie ittiche.
Molto
varia, proprio per la diversità dei paesaggi,
è anche la flora; la montagna vede il sopravvento
della vegetazione naturale, con la presenza di querce,
faggi, elci, farnie, aceri ed anche numerose pinete; sulle
colline, invece, troviamo specie sempreverdi a macchia
mediterranea ed un sottobosco ricco di menta, timo, lichene,
bucaneve, lampone, fragola, agrifoglio, funghi. In questa
zona l'uomo è intervenuto con terrazzamenti per la
coltivazione di alberi da frutto, olivo e vite. Al di sotto
dei 500 metri la flora è formata da macchia
mediterranea, il sottobosco è ricco di asparagi,
ciclamini, funghi, e qui vengono coltivati la vite, l'ulivo,
i cereali, i legumi, gli ortaggi.
Il
territorio di Raviscanina, ricco di cime, boschi, anfratti,
comprende una grande varietà di animali selvatici.
come l'aquila, il falco, il corvo, la beccaccia, il merlo,
la civetta, l'allodola, il lupo, il cinghiale, la volpe, la
lepre, lo scoiattolo, il ghiro, il tasso
La
fauna del Volturno, che attraversa la valle, è assai
ricca di specie è dominata da ciprinidi, ai quali si
aggiungono l'anguilla, il luccio, il persico sole, la trota
fario e la trota iridea.
L'area
di Rupecanina, comprendente i comuni di Sant'Angelo d'Alife
e di Raviscanina, è una tra le più
interessanti dell' Alto Casertano e del Matese; il suo
territorio, infatti, sorge alla cima di una collina, e la
sua posizione geografica si è sempre rivelata
strategica, tanto per la difesa quanto per l'avvistamento
dei nemici.
E per questo motivo, e grazie alla presenza di
caratteristiche grotte, particolarmente adatte ad accogliere
le comunità dell'uomo preistorico, che,
probabilmente, fin dal secondo millennio a.C., qui ci furono
insediamenti di popolazioni preindoeuropee e mediterranee;
infatti sono numerosi gli oggetti preistorici ritrovati come
selci lavorate e ceramiche della media e tarda età
del bronzo. Dopo la seconda migrazione indoeuropea, i
Sanniti si stabilirono nel territorio di Rupecanina,
dovendosi "accontentare" della dorsale appenninica, dato che
le pianure erano già state occupate dai Latini. Nel
326 a.C., i Romani riuscirono a conquistare i centri Sanniti
di Allifae, Callifae e Rufrium. In seguito alla distruzione
dell'abitato, gli abitanti di Rufrium, si stanziarono in una
parte più elevata dei monti vicini, divenendo
così uno dei tanti villaggi di Alife. Secondo
l'ipotesi più accreditata, l'antica denominazione
Rupecanina è dovuta all'appartenenza del territorio
alla famiglia romana Canina, secondo la consuetudine in base
alla quale i territori prendevano il nome dei loro
proprietari. Sotto il dominio romano, la pace regnò
fino alla prima metà del I secolo a.C., quando Lucio
Cornelio Silla conquistò il Sannio deportando gran
parte del popolo in Africa e in Spagna. Il territorio fu
diviso tra sette potenti famiglie che vi edificarono le loro
ville, i loro sepolcri, corredando il tutto con iscrizioni
scolpite nella pietra. Ed è di questo periodo, il
più fiorente per la pianura alifana, che va sino al I
secolo D.C., la realizzazione di palazzi e monumenti
religiosi di dignitosa architettura di cui sono
testimonianza i resti delle ville romane nelle varie
contrade e le numerose epigrafi presenti sul territorio.
Successivamente al crollo dell'Impero romano, nella zona si
stanziarono gli Ostrogoti, La presenza maggiore fu,
però, quella dei Longobardi che qui si stabilirono
dal VI all'XI secolo.
Quando
nel 570, fu fondato il Ducato di Benevento, Raviscanina e
Sant'Angelo erano semplice villaggi appartenenti al
territorio di Alife, che, nel frattempo, era divenuta uno
dei gastaldati beneventani; e quando il Ducato di Benevento
divenne un Principato, il Gastaldato di Alife si
trasformò in Contea. Nel territorio di Rupecanina
sorse un importante centro di culto dei Longobardi: una
grotta,
in cui veneravano San
Michele Arcangelo,
che conserva ancora un tabernacolo e tracce di affreschi di
epoca più recente. La costruzione del castello di
Rupecanina si suppone sia stata voluta dall'autorità
politica di Alife, per avere un sicuro rifugio contro
eventuali nemici, come i Saraceni che, per tutto il IX
secolo, saccheggiarono continuamente l'Italia meridionale.
Si pensò così di fortificare questa collina
del tutto priva di vegetazione e con pochi accessi. Dopo la
distruzione di Alife ad opera dei Saraceni, nell'865, i
sopravvissuti si trasferirono intorno al borgo di
Rupecanina, e costruirono sulla rupe, chiuso da robuste mura
e torri, il castello più forte della zona.
Prima
che Piedimonte d'Alife diventasse il centro più
importante e, nel 1065, tutta la zona alifana fosse occupata
dai Normanni, Sant'Angelo di Rupecanina divenne contea; i
Drengot di Aversa, dopo la conquista di Capua, nel 1062 si
impadronirono della contea di Alife, che, intorno al 1066,
fu smembrata in sette feudi tra cui quello di Rupecanina o
Sant'Angelo di Rupecanina. Rupecanina divenne quindi un
forte feudo normanno che aveva la sua sede nel castello
circondato dal borgo sulla cima di una collina e comprendeva
l'attuale territorio dei due comuni di Raviscanina e
Sant'Angelo d'Alife. Tra il 1130 e il 1167 Rupecanina visse
un periodo molto importante sotto i due feudatari Riccardo e
Andrea Quarrel Drengot di Rupecanina che parteciparono ai
momenti storici più notevoli dell'Italia meridionale.
In seguito alla guerra tra i De Quarrel Drengot e gli
Altavilla, nel 1138 Alife e Rupecanina furono distrutte e
saccheggiate dall'esercito di Ruggero II di Sicilia, e, in
poco meno di un secolo, il feudo perse tutta la sua
importanza. Fra il 1166 ed il 1189 ci fu la fine della
contea e tutta l'area ritornò ad essere terra abitata
da contadini e ad essere dominata da feudatari di altre
città o castelli circostanti. Nel marzo 1168 papa
Alessandro III donò a Fosca, badessa del Monastero di
San Vittorino di Benevento, la Chiesa di Sant'Angelo di
Rupecanina e, per quasi mezzo secolo, il territorio
circostante, fu dominio ecclesiastico.
Nel
1220 il castello fu distrutto dalle truppe di Federico II ed
il borgo fu occupato dalle truppe del Cardinale Pelagio, che
furono, poi, scacciate dalle popolazioni insorte. Dal 1278
Sant'Angelo di Rupecanina fu feudo di Goffredo di Dragoni,
signore di Pontelatone. Nel 1304, il feudatario della rocca
era Tommaso Marzano che fu saccheggiato da Riccardo de
Cornello; il feudatario, chiedendo giustizia al re per il
saccheggio subito, chiamò Rupecanina, Rocca di S.
Angelo. Nel 1437 il castello fu assediato dal patriarca
Giovanni Vitelleschi che incendiò il castello e
distrusse il borgo; la popolazione del borgo, anche a causa
di un fortissimo terremoto che, nel 1456, contribuì
alla ulteriore rovina del castello e delle abitazioni,
ridiscese lungo la collina, per creare due insediamenti uno
ad est, nei pressi della chiesa di San Nicola, che diede
origine all'attuale abitato di Sant'Angelo d'Alife, l'altro
verso occidente che diede origine a Raviscanina. Durante il
periodo aragonese, Raviscanina fu feudo, insieme a
Sant'Angelo, del conte di Alife Giovanni Antonio
Marzano.
Durante
il periodo spagnolo, nel 1516, il feudo di Rupecanina fu
assegnato dall'imperatore Carlo V, re di Spagna, a Ferrante
Diaz Garlon conte di Alife; nel 1546 il feudo di
Raviscanina, insieme alla contea di Alife, passò a
Ferrante II Diaz Garlon. Nel 1806 ci fu l'eversione della
feudalità e nel 1810 il comune di Rupecanina si
divise nei due comuni di Sant'Angelo e di Raviscanina. Nel
1856 il comune di Raviscanina contribuì alla
costruzione della strada di fondo valle, da Sant'Angelo a
Prata; nel 1857, si abbatté sul paese un'alluvione
improvvisa che causò alcune vittime, distrusse
numerose abitazioni e disperse numerosi beni. Con
l'unificazione dell'Italia si sviluppò il grave
problema del brigantaggio, che qui fu particolarmente
attivo; il capobanda Tommaso di Mundo, il "brigante
letterato", poi foriere della banda del famoso capo brigante
Andrea Santaniello, era un guardaboschi raviscaninese. Fu
necessario istituire, nel paese, una Guardia Nazionale con
95 militi attivi, comandata dal notaio G. Battista De Sisto
e creare una caserma.
Raviscanina
partecipò, con 23 caduti, alla I guerra mondiale.
Durante la II guerra mondiale il paese fu teatro di lotta
tra gli Anglo-Americani e i Tedeschi con numerose razzie di
bestiame, di prodotti agricoli e requisizioni di abitazioni.
Il 15 ottobre 1943 fu bombardato da caccia-bombardieri
americani che distrussero la chiesa di S. Croce e
danneggiarono la caserma dei Carabinieri. La popolazione si
rifugiò in montagna per sfuggire ai rastrellamenti
dei tedeschi ed ai bombardamenti degli alleati. Il 23
ottobre 1943, i tedeschi, in ritirata, fecero saltare il
ponte di Raviscanina sul Volturno e il 25 ottobre tentarono
di far saltare l'intero centro abitato, con numerose mine
collocate sotto i palazzi principali e collegate tra loro.
Gli americani arrivarono nella cittadina, ormai libera dai
tedeschi, il 26 ottobre e il paese fu scelto come centro di
smistamento di tutta la corrispondenza e pacchi e fu creato
un campo, che poteva contenere 20.000 uomini, per ospitare
in via provvisoria tutte le truppe alleate in Italia,
Dopo
la fine della grande guerra, Raviscanina si avviò
verso le numerose opere di ricostruzione e di miglioramento
che, negli anni a seguire, hanno contribuito a rendere il
paese più ricco sia dal punto di vista economico che
dal punto di vista culturale. 
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L'antica Chiesa
del Castello



Grotta di S.
Michele


Il Torrione


Torre


Fontana
pubblica


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